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IL BIOFEEDBACK - dall'articolo salute donna



A cura di: Dott.ssa Maria Teresa Delli Santi*, Dott. Saeid Saadi**, Dott. Michele Paniccia***, Dott.ssa Sabrina Tosi****.

* Psicologa, presso “Studio Medico di Neurologia”, Rimini; tel. cell: 328/2742809 328/2742809 ; e-mail dsmt@libero.it;
** Neurologo, presso “Studio Medico di Neurologia”, Rimini; tel. cell: 348/4111702 348/4111702 ; e-mail: s.saadi@alice.it
*** Neurologo, Centro Di Riabilitazione "Officina Di Fidia", Civitanova Marche (MC); tel. cell. 3895555333; email michelepaniccia@tiscali.it;
**** Psicologa e Psicoteraterapeuta presso “Centro di Psicoterapia“, Civitanova Marche (MC); tel. cell. 3383210134; e-mail sabrinatosi@infinito.it.




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NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori. La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 11.06.2007 .




INTRODUZIONE

Cercate di pensare ad una situazione in cui avete sostenuto un esame o un incontro importante di lavoro. Probabilmente in tali occasioni vi sarà capitato di sentire la classica stretta allo stomaco o di accusare disturbi intestinali o sintomi simili.

Ora immaginate un momento in cui avete provato rabbia o dolore: sicuramente sarà caratterizzato dalla voglia di piangere, dalla perdita di appetito e dalla presenza di tremori in tutto il corpo.

Nei momenti di paura o di alta tensione il cuore accelera il suo battito, i muscoli si irrigidiscono, le mani si fanno bagnate.

Tutte queste manifestazioni sono involontarie e si verificano poiché c’è una influenza del nostro stato psicologico sull’organismo.
 





MENTE E CORPO

Il corpo, infatti, è un tutt’uno con la mente e la reciproca influenza dell’uno sull’altro è evidente in varie occasioni: quando fisicamente stiamo male ne risente il nostro umore, quando siamo appesantiti perché abbiamo mangiato troppo abbiamo poca voglia di fare, così come dopo un’attività fisica piacevole ci sentiamo “carichi” e pieni di buon umore.

Responsabile di queste influenze reciproche (dette psicosomatiche) è il Sistema Nervoso Autonomo, quella parte cioè del Sistema Nervoso che sovrintende alle funzioni involontarie ed automatiche del nostro organismo (respirazione, battito cardiaco, funzioni digestive, sudorazione, etc...).






I DISTURBI PSICOSOMATICI

Se gli effetti di cui abbiamo parlato possono essere diffusi e normali, in situazioni critiche, se si ripetono spesso ed intensamente, diventano un disagio.

Chi soffre d’ansia, ad esempio, così come chi è sottoposto a livelli di stress superiori alla media, sa bene quanto questi disturbi possano condizionare pesantemente la qualità della vita.






CHE COS’E’ IL BIOFEEDBACK?

Da un punto di vista storico, il Biofeedback si sviluppò negli Stati Uniti alla fine degli anni ’60, quando alcuni ricercatori (Miller, Brener, Snyder e Noble ed alt.) dimostrarono che sia nell’animale sia nell’uomo è possibile controllare alcuni parametri quali: la frequenza cardiaca, i ritmi elettroencefalografici, la vasocostrizione cutanea, etc.

Successivamente si diffuse anche in Europa ed in Italia a partire dagli anni ’70.

Il Biofeedback rappresenta l’informazione sulle funzioni biologiche di un individuo o almeno questa è la definizione più semplice.

In realtà tutti noi riceviamo informazioni nel corso della vita. Per esempio, ogni volta che usiamo la bilancia ci procuriamo un feedback diretto sul controllo del nostro peso. Quando abbiamo la febbre e la misuriamo con il termometro, esso ci informa su quanto sta avvenendo nel corpo.

In realtà, nessuno di questi strumenti esercita un’azione su di noi: la bilancia ed il termometro non fanno altro che fornirci informazioni su quanto avviene all’interno dell’organismo, insomma una sorta di specchio esterno dei nostri stati interni: questo è il Biofeedback.





BIOFEEDBACK E MEDICINA

Le tecniche con il Biofeedback in medicina sono nate per rilevare e misurare le reazioni del Sistema Nervoso Autonomo, con lo scopo di modificarle attraverso un training realizzato con l’aiuto di un’apparecchiatura computerizzata.

Tramite questa apparecchiatura è possibile registrare una serie di processi biologici quali il battito cardiaco, l’intensità e la frequenza dell’attività elettrica della muscolatura, le variazioni della temperatura corporea, il comportamento delle onde cerebrali e non solo.…


In altri termini, si può valutare come il soggetto reagisce a varie situazioni, per esempio di ansia o stress e successivamente addestrarlo al controllo di tali reazioni.

E’ importante sottolineare che questa tecnica negli Stati Uniti è considerata terapia d’elezione nel trattamento delle cefalee negli adulti e nei bambini, poiché i risultati ottenuti sono alla stregua di quelli dati dalla terapia farmacologica.




IN CHE COSA CONSISTE?

L’apparecchiatura di Biofeeedback raccoglie, amplifica e rimanda al soggetto una serie di processi che avvengono nell’organismo.

Come uno specchio, l’apparecchiatura di Biofeedback fornisce un riflesso corretto, cioè preciso ed utilizzabile. Tale strumento non h, quindi, alcun potere proprio di determinare un cambiamento: solo la persona che lo utilizza ha la facoltà di controllare l’ andamento del parametro fisiologico registrato.




A CHE SCOPO VIENE USATO?

L’obbiettivo non è tanto quello di produrre uno stato particolare, ma più propriamente quello di facilitare l’auto-consapevolezza ed il controllo di alcuni parametri fisiologici.

Prima si fa pratica (training) con l’apparecchiatura, acquisendo così una maggiore consapevolezza e sensibilità rispetto alle reazioni fisiche.

In seguito, dopo un esercizio prolungato e continuo, si riuscirà ad avere coscienza di questi segnali interni senza dover ricorrere agli indicatori strumentali. Raggiunto questo obbiettivo si cerca di integrare nella propria vita di tutti i giorni questa capacità di regolazione appresa di una variabile somatica: per esempio si può ottenere l’abbassamento della contrazione muscolare, l’aumento della temperatura, o la diminuzione dei battiti cardiaci.



Per raggiungere questo obbiettivo si deve procedere attraverso questi stadi:


1) Ricevere un feedback continuato, immediato ed esatto dei processi biologici interni, mediante la rilevazione strumentale del Biofeedback.

2) Eseguire costantemente le tecniche apprese, in modo da acquisire maggiormente il significato delle informazioni ricevute.

3) Applicare nelle diverse situazioni della vita quotidiana i procedimenti del training con il Biofeedback.

In altri termini, imparare ed integrare queste nuove competenze, affinché diventino abilità naturali.

TECNICHE DI RILASSAMENTO ABBINATE AL BIOFEEDBACK

 

Nell’ambito di un training di Biofeedback è previsto anche l’utilizzo di alcune tecniche di rilassamento.

Si tratta di esercizi che, utilizzati durante il collegamento all’apparecchiatura computerizzata (che segnala i concomitanti cambiamenti fisiologici), vi aiuteranno ad aumentare il controllo delle reazioni interne, legate alle variazioni degli stati fisiologici ed emotivi.
 


Dove e quando si devono applicare queste tecniche?

Nelle fasi iniziali, sarà preferibile utilizzarle in un luogo tranquillo, in cui siano ridotte al minimo le possibilità di distrazione o di interruzione.

Successivamente, si riusciranno a gestire le situazioni sfavorevoli, proprio attraverso l’impiego di tali esercizi (ad esempio mentre siete imbottigliati nel traffico o fate la fila alla cassa di un supermercato, etc.).

 


COSA VIENE MISURATO ?

Le apparecchiature di Biofeedback sono ormai evolute e sofisticate. Il loro principale uso riguarda:

EMG – Elettromiografia

Soffrite di cefalee da tensione? Soffrite di insonnia? Serrate le mascelle? O forse il disturbo da cui siete afflitti è l’ansia? Il Biofeedback elettromiografico (EMG) è dunque, indicato in questi casi.

Lo strumento per il training EMG fornisce il feedback relativo a quanto accade in un certo gruppo di muscoli, ad esempio quelli della fronte. Con la pratica si impara a rilassare volontariamente determinati gruppi muscolari o singoli muscoli in tensione: ciò comporta una riduzione dell’attività del Sistema Nervoso Simpatico ed una conseguente attenuazione e scomparsa di tutti i disturbi somatoformi legati ad essa.



T-Temperatura

Il T-Biofeedback è costituito da un sensore in grado di misurare le minime variazioni della temperatura, (di un decimo di grado o anche meno) sulla superficie della pelle, in genere sul polpastrello di un dito, che vengono poi segnalate su una scala graduata o uno schermo digitale, evidenziando l’influenza degli stati emotivi.

GSR-Resistenza elettrica cutanea

La microsudorazione della mano è una manifestazione immediata degli stati d’ansia e dei vissuti emotivi.

Quando ci si innervosisce e si diventa ansiosi, la traspirazione tende ad aumentare, spesso in quantità minima, non osservabile ad occhio nudo. E’ questo incremento dell’umidità che accresce la capacità cutanea di condurre una minima carica elettrica esistente tra due punti.

Il GSR Biofeedback rileva questi minimi cambiamenti e li segnala, solitamente mediante un suono che aumenta o diminuisce a seconda del mutare della conduttività.



Pletismo

La registrazione della frequenza e dell’intensità del ritmo cardiaco avviene con l’applicazione di sensori sui polpastrelli delle dita e consente una misura delle variazioni dovute ai diversi stati emotivi.

EEG-elettroencefalografia

In questo caso vengono posti due o quattro elettrodi in posizione frontale e/o occipitale per valutare le variazioni delle onde beta, alfa, theta e delta.

Non si tratta di un’analisi elettroencefalografica completa, bensì di una registrazione di alcune variabili psicofisiologiche legate ai diversi stati emotivi.


METODOLOGIA


Il trattamento con Biofeedback è suddiviso generalmente in quattro fasi:

*Baseline: si esegue l’anamnesi del paziente e si valutano le reazioni di partenza relative ad alcuni parametri significativi; si valuta se la terapia è indicata e con quale variante.
*Trattamento: si esegue il ciclo di sedute (generalmente 6-10) con una frequenza, generalmente, di una alla settimana.
*Verifica: si confrontano i risultati finali con il baseline iniziale (dati registrati nelle prime sedute).
*Follow-up: si valuta la stabilità dei risultati a distanza di tempo (3-6-12 mesi) dal trattamento.

ALCUNE PRINCIPALI APPLICAZIONI

I campi di applicazione del Biofeedback sono numerosi. Quelli di maggiore riscontro sono:

cefalea tensiva
dolori muscolari in generale (su base contrattuale)
insonnia
stati d’ansia
stress
disturbi psicosomatici